Storie in cammino

Mi chiamo Simona e nel 1993, mentre ero detenuta per spaccio, scopro di essere incinta. Passo tutta la gravidanza in carcere, convinta di farcela da sola contro il mondo. Il mio bimbo muore durante il parto e lì la mia testa, già fragile per la mia tossicodipendenza, va in tilt. Non ascolto nessuno, il mio unico obiettivo diventa distruggermi e sballarmi per non pensare e quello che era successo. In carcere viene a trovarmi un ragazzo che mi vuole aiutare a tutti i costi e che riesce a convincermi chissà come ad intraprendere il percorso comunitario. Sono arrivata in comunità agli arresti il 20 settembre 1993 nel centro di Calvi dell’Umbria. Quello che ricordo di quel giorno sono tutti i cartelli stradali che mi avrebbero aiutato a tornare indietro durante la mia sicura fuga, ma il 27 settembre a Molino Silla incontro Don Pierino e, non chiedetemi come, ho sentito qualcosa di forte dentro. È come se me stessa, la mia dignità, il mio essere si stessero risvegliando da un lungo letargo del quale ancora oggi fatico a ricordare tanti dettagli. Il mio percorso in Comunità Incontro non è stato facile. È doloroso doversi ricostruire ed imparare ad amarsi, ma allo stesso tempo questo processo ti dà una forza tale da affrontare veramente ogni ostacolo della vita, nel bene e nel male. Oggi sono una persona felice, ho un compagno che mi ama e che amo, proprio perchè ho imparato ad amarmi; ho un bel lavoro che ho imparato a fare con dedizione e tenacia (anche se faccio pagare le tasse…e non è così divertente!); ho degli amici veri, perchè ho imparato ad essere leale e ho la mia vita, perchè ho imparato ad amarla.
La Comunità Incontro non mi ha solo aiutato ad uscire dalla droga, che era il rifugio più comodo per sfuggire al mondo, ma mi ha insegnato ad amare me stessa e, di conseguenza, gli altri e la mia vita. Di Don Pierino ho un ricordo molto tenero. È lui che mi ha permesso di ritrovarmi ed è a lui e alle persone che ho incontrato in comunità che devo la Simona che sono oggi.

Simona

Sono Roberto ho 17 anni ed ora sono felice. Credo veramente, forse per la prima volta, in quello che sto facendo, nel “cammino” che sto portando avanti, quindi nel mio recupero e nel mio reinserimento.
Grazie al “grande Don Pierino” ed alla sua creatura, la Comunità Incontro, ho trovato il coraggio di chiedere aiuto, e la speranza viva di una nuova vita e di un futuro possibile.
Non ho mai avuto una vita serena, anche s mi divertivo, non vedevo prospettive. Vivevo nell’illegalità, imbrogliando gli altri e me stesso, compiendo tante “cazzate” nelle quali io stesso sono annegato.
La prima canna all’età di 14 anni, non tanto per moda, quanto per il piacere di trasgredire e di ribellarmi alle convenzioni che la vita ci impone. Non mi sono più fermato ed in poco tempo sono diventato spacciatore salendo man mano di quantità. Sono stato portato tre volte in ospedale con T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio), ed ho bruciato la mia adolescenza.
Ho iniziato a spacciare per due motivi. Il primo era di poter disporre sempre della sostanza che assumevo sempre di più, il secondo era di accumulare denaro per crearmi una indipendenza, considerate le precarie condizioni della famiglia.
Solo ora capisco che di spaccio di droga non ci si arricchisce, solo ora che vedo il mondo in modo tutto diverso, se penso a ciò che ho perso riesco a dare un senso ai miei pensieri e se tornassi indietro farei tutto in modo diverso, ma non si può ed il mio passato è comunque parte di me.
Oggi vivo il mio presente e sto costruendo il mio futuro libero e semplice con l’aiuto delle persone che con me fanno la comunità e mi aiutano a costruire una nuova vita.
Sono entrato in comunità per uso di sostanze quali marijuana ed hascish, oggi considerate “droghe leggere” ma che producono danni gravi come posso testimoniare sulla mia pelle.
Ricordo ogni giorno i principi fondanti la Comunità Incontro: coraggio, tempo, fede, speranza, sacrificio, volontà, amore.
Principi che dopo cinque mesi diventano valori da condividere per la mia vita nuova.
Ogni giorno assaporo l’avvicinarsi del mio futuro libero da ogni dipendenza, consapevole dei miei limiti e delle mie qualità, fiducioso negli altri.

Roberto

Sono Enzo, ho 62 anni, sono il più vecchio della Comunità, non il più saggio né il migliore.
Sono ludopatico, ma non è per gioco che ho distrutto la mia vita e la vita dei miei cari e di altri amici.
Ho vissuto una vita fortunata, ricca di realizzazioni e consenso, con tante conferme delle mie qualità, accettato da tante persone, amiche e affettuose, con mia moglie, mia figlia e la mia nipotina vicine, ma anche piena di egoismo e fragilità esplose alcuni anni fa in una malattia subdola e grave che è capace di trasformare il gioco in dolore acuto e disperato.
In tanti anni ho sviluppato conoscenza e nozioni, crescendo nel cinismo nella presunzione e nell’arroganza, travestite da una frase ripetuta e retorica “ Enzo è una brava e bella persona”…
In questa realtà finta, non ho maturato semplicità, umanità e amore, minando seriamente la stima di me, e cercando rifugio alle mie fragilità nell’ipnosi fumosa e triste di una slot machine.
Sono entrato in un vortice terribile e crudele, che ti rende cieco e solo, incapace di pensare all’amore di chi ami, di fermarti, di riflettere, di ritrovare dignità e rispetto di te, semplicemente dedicato alla distruzione del tuo mondo buono.
E’ cosi che si sceglie deliberatamente di morire piano piano, prima per il piacere effimero poi giù nell’abisso, per la stupida presunzione di non tendere una mano e chiedere aiuto.
Non riesci più a fermarti, sei annullato col “diavolo in corpo” in una dimensione artificiale e sterile che non avresti mai creduto possibile. Non ti ferma il pensiero del male che fai ai tuoi cari, agli amici a te stesso.
Ho commesso reati per continuare a giocare ed a distruggere l’io che non riconosci più.
Così ho fatto io, poi nel baratro, solo abbruttito, impaurito, apatico e vuoto con l’angoscia di restare solo e la voglia di farla finita.
Poi un miracolo, una luce, la speranza che ritorna sotto forma della Comunità Incontro, delle parole e dei pensieri del suo creatore Don Pierino; l’angelo buono e la Madonnina del Sorriso che infondono dignità e coraggio alla tua vita, semplice, utile, per ritrovare l’essenza di te.
Vivi ogni giorno nella bellezza dello spirito evangelico che ha ispirato i valori fondanti, e puoi guarire condividendo la semplicità della vita, insieme a persone che ti accettano, di sorreggono ti guidano verso un futuro in cui non speravi più.
La comunità ti aiuta e ti cura nella dimensione terapeutica, nella dimensione umana, e nel profondo dell’anima costruendo giorno dopo giorno un uomo nuovo, che non dovrà più vergognarsi dei suoi errori.
Oggi un Enzo nuovo, rifiorito, si affaccia di nuovo al mondo, con coraggio, sacrificio, impegno, rinato insieme a tante persone smarrite nel loro disagio, convinto e sinceramente pentito del male causato a se stesso ed ai suoi amori più importanti, fiducioso di poter rivivere poco o tanto che sarà, come testimone del miracolo più grande che ogni momento ci ricordano le parole senza tempo di Don Pierino “ Vi ho amato tenerissimamente”

Enzo

Sono Francesco, ho 41 anni e ho desiderio di raccontare la mia storia a chi crede nella possibilità di una rinascita.
La mia è una storia che inizia nel buio, nella solitudine, nel dolore di un fallimento e si conclude con una nuova vita, viva, libera, luminosa, piena di amore, progetti, speranza e fede.
Dopo un’infanzia ed un’adolescenza serene, un evento molto doloroso (la morte di mio padre tra le mie braccia) mi ha lasciato un grande vuoto che ho tentato di colmare con lo sballo. Fuggivo dalle responsabilità e dalla realtà, per rifugiarmi in un mondo virtuale he ha cambiato il mio stile di vita, al punto da non più riconoscermi e da estraniarmi anche dai miei cari. Da quel momento, pur lavorando con costanza, ogni mia decisione e comportamento erano finalizzati alla fuga, allo sballo. L’unica difesa che credevo possibile, nel mio mondo chiuso ed egoista, era la trasgressione dalle regole e da una vita che mi aveva colpito, così credevo io, ingiustamente.
Questi sono gli anni bui, del mio cammino di autodistruzione, gli anni della disperazione, delle bugie, gli anni della coscienza imprigionata nella dipendenza, che mi impediva anche di gioire delle cose belle che ancora potevo vivere (sono stato un bravo giocatore di basket). Purtroppo quel Francesco aveva irrimediabilmente scelto di non vivere, di non amare, di essere senza futuro.
Poi è arrivata una speranza, il mio più grande amore, Manuela. La serenità di appartenere a qualcuno, di proteggere ed accudire la donna che ami, di progettare insieme il nosto futuro. Un futuro iniziato con una maternità dolorosamente interrotta, che però ha fortificato il nostro rapporto. Ho assaporato con lei la felicità di guardare semplicemente le stelle e fremere d’amore, di sentirmi vivo solo con una carezza, con un bacio, con l’emozione bella dei bambini.
Nella mia tragica spirale sono riuscito a calpestare e deludere anche questa grande speranza.
Così ho toccato il fondo, ed ho compreso quanto sia difficile uscire dalle grinfie di questa “strega” bugiarda che è la droga. Poi la vita, non contenta, come spesso accade, mi ha strappato anche l’amore di mia madre. Un giorno nella più nera disperazione, quando ho pensato anche alla morte, ho trovato dentro la forza e la dignità di chiedere aiuto. Ho ricevuto la risposta dalla Comunità Incontro e dal piccolo grandissimo uomo e sacerdote Don Pierino. Da quel momento inizia tutta un’altra storia.
Le prime esperienze e i primi tempi in Comunità sono stati difficili, pieni di paure, di solitudine, di malinconia e di dubbi sulla possibilità di ritrovare il vero Francesco e i suoi affetti più cari. Vivere insieme al mio Don in un ambiente pulito, sano, accettato con amore e mai giudicato, curato con tenerezza e determinazione, mi ha reso forte e convinto della mia scelta, della parola data di concludere il cammino dei 30 mesi. Senza dubbi ed esitazioni per ricostruire la dignità di uomo e di persona. La parola chiave della mia rieducazione è stata la fiducia. Fiducia in me stesso, in coloro a cui mi sono affidato, nel mio pieno recupero sociale e umano. Ogni giorno è stato vivo, positivo, coraggioso e con sacrificio ho superato le difficoltà che la realtà ti mostra. Di questo sono fiero ed orgoglioso, e sarei felice di condividere con altri mille, centomila Francesco, Angelo, Fabio, Luca questo orgoglio e questa fierezza.
Voglio salutarvi così:
“Ciao sono Francesco, ho solo 3 anni, sono con Manuela e con i miei cari, sto realizzando e miei progetti, ho voglia di vivere, e sono testimone semplice e libero, vivo e sorridente di come questa “valle della speranza”, ora anche casa mia, sia riuscita, grazie ai valori del fondatore Don Pierino, mai abbandonati dai coordinatori e dai responsabili (di cui ho fatto parte), a compiere il miracolo di ridare vita, vigore, luce ad una stella che si stava spegnendo.

Francesco

Ho iniziato ad assumere cocaina e alcool a 38 anni, dopo una devastante storia d’amore, travagliata e complessa: un tradimento.
La cocaina l’ho iniziata a casa di amici, una sera in preda alla voglia di uscire dallo sgomento, dal vuoto che la fine di questa relazione mi aveva lasciato. L’ho provata e non l’ho più lasciata (seppur all’inizio in maniera sporadica).
La cocaina ti prende psicologicamente, ti disinibisce, ti fa volare e parlare senza avere paura di nulla. Questo all’inizio, poi finisce la fase up e crolli nella fase down, dove ti riemerge, il vuoto interiore, la stanchezza, i sensi di colpa e il marcio che è in te ed intorno a te. Ti crea la falsa illusione di poter vincere le paure che ti porti dentro.
Gli ultimi due anni li ho trascorsi nel vuoto più totale, emarginata e nella più totale solitudine.
Ho perso tutto, lavoro statale, dignità, e stavo per perdere anche mia figlia, il mio tesoro più grande.
Ho preso coscienza, ho detto “basta!”, ho chiesto aiuto a mia figlia, implorandola di trovarmi una comunità. Detto fatto.
La Comunità Incontro è stata la mia ancora di salvezza. Sia gli operatori del gruppo di appoggio di Roma, sia gli operatori di Molino Silla, hanno contribuito, con la loro esperienza a tendermi una mano.
Oggi mi trovo qui, lontana dall’inferno e spensierata, in questo immenso paradiso.
Con la speranza e la voglia di cambiare, lasciandomi alle spalle lo squallore del passato, la maledetta droga che ti dilania lentamente a ti annulla come essere umano.

Annamaria

Avevo 18 anni ed ero in montagna in settimana bianca con i miei amici. Era una sera particolare e avevamo deciso di ascoltare musica tecno sballandoci con droga ed alcol. Dopo aver assunto lsd e mdma ci era venuta l’idea di raggiungere in auto degli amici in un paese vicino al nostro. Ovviamente ero talmente fatto che ho quasi perso il controllo del veicolo. Fortunatamente un mio amico, che non aveva fatto uso di sostanze stupefacenti mi ha urlato e, quindi, abbiamo evitato la tragedia. Dopo quella maledetta notte mi sono reso conto che la mia non era vita e quindi accettai la proposta dei miei genitori di entrare in Comunità. Ora a distanza di anni il mio sogno è quello di trascorrere una vacanza in montagna, guardare le stelle e vivere l’essenza della vita libero da qualsiasi sostanza.

Giulio

Sono 15 mesi che sono nel centro femminile della Comunità Incontro ed ho finalmente capito quanto è bello vivere senza il demone della droga. Sono felicissima di essere qui con le altre ragazze condividendo sani divertimenti e grandi valori. Il mio sabato sera, prima di entrare in Comunità, è sempre stato all’insegna dello stordimento e dello sballo. Non mi è mai mancato niente. Mamma e papà mi trattavano come una principessa, ma io mi ribellavo. Ho iniziato a fumare i primi spinelli con le compagne di scuola nei bagni. Il passo è stato breve dallo spinello passai alla cocaina. Ben presto la mia vita divenne un incubo. I miei genitori scoprirono la mia tossicodipendenza e decisero di non darmi più soldi. Quindi ero costretta a vendere il mio corpo per comprare la dose giornaliera.

Roberta

Una notte di un anno fa ha segnato per sempre la mia vita. Ricordo di averla trascorsa in discoteca, assumendo e spacciando ecstasy. Ero euforico, mi sentivo invincibile fino a quando sono stato fermato da due agenti in borghese all’interno del locale e mi trovarono l’ecstasy. Mi accompagnarono a casa per un’ulteriore perquisizione. Mia madre si svegliò sentendo i cani delle forze dell’ordine abbaiare. Spaventata continuava a ripetere che prima o poi sarebbe successo. Mi arrestarono. Mia madre mi veniva a trovare in carcere. Mi faceva male incrociare il suo sguardo triste e deluso. Avevo voglia di riscattarmi e soprattutto di farmi perdonare, quindi accettai di buon grado di scontare la mia pena presso la Comunità Incontro di Don Pierino Gelmini. Sono ancora qui dove ho riscoperto i veri valori della vita.

Ivan

Avevo soltanto 13 anni quando ho fumato il primo spinello. Dal quel momento è iniziata la mia discesa nel baratro delle dipendenze da sostanze fino a quando un giorno non ho deciso di dire basta e farmi aiutare. La mia storia è come tante altre. Volevo essere accettato dal gruppo, ma tutti pensavano che fossi lo sfigato del paese, quindi da evitare. Poi un bel giorno incontrai Matteo un ragazzo più grande di me che mi disse di entrare a far parte del suo gruppo. Mi sembrò un sogno. Mi portavano con loro nelle discoteche delle riviera romagnola e fu con loro che fumai il primo spinello. Il passo fu breve inizia con le pasticche, ma non mi bastavano così provai anche la cocaina. Tutti i sabato sera era un mix di alcol, pasticche e cocaina, fino a quando una sera nel rientrare a casa fummo vittime di un incidente. Da lì venne fuori la verità: la mia tossicodipendenza. Poi scoprii che Matteo aveva perso la vita. A quel punto dissi basta e chiesi aiuto alla Comunità Incontro.

Giovanni

La prima volta che mi dissero di provare la cocaina dissi di no, poi la volta successiva accettai. Mi dissi cosa vuoi che sia se la provo una volta. La mia curiosità prese il sopravvento. In effetti non successe niente la prima volta che la provai ero solo più euforica. Poi ci furono altre feste e di conseguenza altre occasione per farne uso. Dentro la mia testa ripetevo a me stessa che potevo smettere quando volevo. Invece non era così perché la volevo sempre di più e l’uso diventò quotidiano. I soldi non bastavano più e pur di procurarmi la polvere bianca ero pronta a tutto: spacciarla, prostituirmi. Ben presto gli amici, quelli veri, capirono che facevo uso di cocaina e volevano aiutarmi, ma io negavo tutto anche l’evidenza dei fatti. Un giorno mi ritrovai a rubare in ufficio e venni denunciata. Persi il posto di lavoro, la casa dove vivevo, la dignità. Un giorno mentre girovagavo per la città incontrai una persona che mi parlò della Comunità Incontro e mi convince di farmi aiutare.

Annamaria

Gioco d’azzardo, cocaina e alcol. Questi sono stati i miei migliori amici per lunghi cinque anni della mia vita. Ho iniziato a giocare con le slot machine per divertimento poi pian piano mi hanno preso sempre più. Non riuscivo a staccarmi da quelle infernali macchinette. Trascorrevo giornate intere davanti alle slot e mi serviva qualcosa che mi aiutasse. Un amico mi ha detto di provare con la cocaina e l’alcol. Effettivamente mi davano quella carica che serviva per stare davanti alle slot. Ero sempre alla ricerca di soldi. Mi sono venduto tutto quello che possedevo d’oro compreso quello di mia moglie e dei miei figli. Ero arrivato a simulare che fossimo stati vittime di un furto. Non mi credeva più nessuno. Tutti sapevano che ormai ero entrato nella rete del gioco d’azzardo, della cocaina e dell’alcol. Una sera toccai il fondo quando mi arrabbia perché non trovai i soldi e spaccai mezza casa. Mi consigliarono di farmi aiutare dalla Comunità Incontro e accettai.

Antonio

Timore. Dubbi. Volti nuovi. Volti di chi come me, oggi , entra in comunità. La comunità. Una parola astratta della quale ancora non conosco il significato. Mi chiedo se sarò pronta ad ascoltare il passato di chi mi circonda e se sarò in grado di raccontare la mia di storia, storia che non ha una fine, ma ha un inizio ben preciso. Era il 23 gennaio, il giorno del mio compleanno. Ti aspetti un vestito nuovo, un viaggio per due in un’isola sperduta della Grecia e invece ti ritrovi a provare, grazie al tuo ragazzo, una pasticca perché “da un effetto assurdo, con questa riesci ad abbandonare la realtà”. E ho provato. Ho viaggiato. Ho viaggiato forse troppo a lungo una volta rischiando anche di non tornare più dalla mia famiglia e dai miei amici. Per una pasticca. Che poi sono diventate tre, cinque, otto pasticche. Per una pasticca che poi si è tramutata in violenza da parte del mio ragazzo. Per una pasticca che poi è diventata la completa eliminazione della mia dignità e della mia vita. Sono qui oggi, un anno dopo, per scartare un regalo più bello e per riscoprire chi sono. Grazie alla Comunità Incontro ho riscoperto chi sono e chi voglio diventare appena ho terminato il percorso di recupero

Gianna

Ho iniziato a fare uso di sostanze quando avevo 15 anni. Cercherò di raccontare la mia esperienza per quanto sia sicuro che sia avvenuta così oppure con qualche particolare diverso, tanto questa storia è molto simile ad altre, forse a tinte un po’ più estreme. All’epoca suonavo in una band formata da qualcuno dei miei compagni di classe e persone che ritenevo “amici”, era un piccolo gruppo, ma di gente molto vicina l’una all’altra. Io e Giorgio suonavamo la chitarra elettrica insieme nella band, un gruppo di compagni di classe e “amici”, e ci chiamavano i “Drugs Twins”. Alle feste e ai party e agli incontri e alle prove noi, i gemelli di droga, ci facevamo di quattro/cinque speedball, dei cocktail formati da eroina e cocaina mischiate insieme, ci davano un senso di benessere, ci sentivamo indistruttibili. Uno o due anni fa Giorgio, è morto di overdose, fu allora che decisi di chiedere aiuto alla Comunità Incontro. Oggi sono qui e sto cercando di iniziare una nuova vita anche se purtroppo i medici dicono che l’assunzione prolungata di queste speedball mi ha causato gravi danni al cervello, problemi di memoria e una forte confusione e altri danni che non potranno mai guarire, perciò non commettete il mio stesso errore.

Massimo

Ho 21 anni e sono sei mesi che ho iniziato un percorso di recupero presso la Comunità Incontro. Mi ci sono voluti 4 anni per capire che ormai le sostanze si erano impadronite del mio corpo. A 17 anni, quando ho iniziato con la cocaina, pensavo di poterne uscire da solo. All’inizio era solo uno spinello alle feste con gli amici, per aumentare il divertimento e riuscire a dimenticare tutto quello che mi faceva star male. Poi ho cominciato a cercare droghe sempre più pesanti per aumentare lo “sballo” e stare meglio. Quando mi facevo sembrava che tutto perdesse importanza, che i problemi svanissero, ma una volta finito l’effetto tornavano più grandi di prima e dovevo assolutamente cercare i soldi per un’altra dose. Cominciai a rubare, persino in casa. Finii per essere denunciato dalla mia stessa famiglia e dal carcere fui trasferito nella Comunità Incontro. Per me fu come rinascere. All’inizio ero solo molto arrabbiato e non capivo come avessero potuto farmi una cosa del genere le uniche persone di cui pensavo potermi fidare. Solo dopo ho capito che con quella denuncia mi avevano salvato la vita.

Teodoro