IL MESSAGGERO – Pamela uccisa, i ragazzi della comunità Incontro di Amelia: «Siamo vicini alla famiglia»


Servizio del 2 febbraio 2018

AMELIA (TR) «Le tentazioni ci possono essere durante il percorso, ma l’equipe multidisciplinare, fatta di psicologi ed assistenti sociali, ci aiuta a superare il momento spiegandoci i veri valori della vita»: a dirlo sono i ragazzi ospiti della Comunità Incontro Onlus Molino Silla di Amelia, rimasti molto colpiti – spiega una nota della stessa Comunità – dalla morte della diciottenne Pamela Mastropietro. Per questo vogliono esprimere la loro vicinanza alla famiglia della ragazza, uccisa e fatta a pezzi nel Maceratese. «Il fatto – dice una delle ragazze ospiti della struttura, creata da don Pierino Gelmini – ci ha scosso molto. È normale che durante il percorso ci siamo dei momenti di difficoltà e ripensamenti, ma dobbiamo trovare la forza in noi stessi perché la vita va vissuta senza espedienti». La voglia di uscire dalla Comunità alcune volte esplode irrazionalmente perché «magari prima – aggiunge un’altra ospite della struttura – i problemi non avevi il coraggio di affrontarli e quindi volevi spegnere il cervello e ti rifugiavi nella sostanza. Qui in comunità ti insegnato ad affrontare la vita con le proprie forze». Il lavoro dell’equipe multidisciplinare, spiegano ancora da Molino Silla, è fondamentale e difficile soprattutto per coloro che non sono convinti fino in fondo. «La Comunità Incontro non ha cancelli – afferma la dottoressa Maria Cristina Lorefice, responsabile dell’equipe degli assistenti sociali – perché i ragazzi decidono volontariamente di iniziare il percorso di recupero così come volontariamente decidono di andare via, condividendo la loro scelta con l’equipe multidisciplinare e la famiglia. Se ad un certo punto il ragazzo ospite non ce la fa a concludere il percorso intrapreso non deve fuggire, ma dircelo perché comunque noi come da protocollo lo accompagniamo al treno, informando prima i familiari». Attività fondamentali per un percorso terapeutico serio e fruttuoso sono l’assegnazione dei compiti, il rispetto delle regole e la gestione dei momenti critici, come sottolinea la dottoressa Tania Fontanella, responsabile dell’equipe degli psicologi. «I rapporti con le famiglie dei ragazzi – commenta – sono di collaborazione, supporto e sostegno ai principi della Comunità Incontro».

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